in Montagna...
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Punta Ventularo per la cresta est, discesa al Fosso Dirupato...


 Rassa, Mezzanaccio, Costa delle Vacche, Alpe Sl'Asu, Alpe Cima, colletto a 2100 m. sulla cresta est del Ventularo, Punta Ventularo 2494 m. baitello di Orpiano 2150 m. Fosso Dirupato, Alpe Orpiano, Alpe Stüa, Alpe Gurei, in Val Gronda...

 

 Ritorno in Val Gronda per una visita a una montagna apparentemente trascurata dagli escursionisti, la Punta Ventularo 2494 m, posta sulla cresta divisoria con la Val Sassolenda, che saliremo lungo la cresta est che avevamo già raggiunto nel corso della prima visita in quella zona : Link.

 Consultando anche la guida del Ravelli vi erano diverse possibilità riguardo il percorso di salita, in questa occasione viste anche le incerte previsioni meteo, decidiamo per la cresta est della montagna in modo da avere un percorso relativamente sicuro e diretto riservando altre opzioni per la discesa a seconda della evoluzione meteorologica, che è prevista incerta (in verità nel 2020 avevamo già tentato di raggiungere il Ventularo per la più impegnativa cresta ovest, però in una giornata nebbiosa e molto "bagnata", condizioni che ci hanno fatto desistere...).

salendo al Ventularo...
salendo al Ventularo...

 Con Andrea partiamo di buon ora da Rassa (lasciando l'auto però al primo parcheggio che si raggiunge entrando in Val Gronda, da ottobre non c'è più il divieto di accesso ai non autorizzati) seguendo il percorso principale della valle (sentiero 261) che lasciamo dopo Fontana per salire a Mezzanaccio da dove, a monte delle case presso un manufatto relativo all'acquedotto troviamo il sentiero che poco dopo raggiunge un bivio, proseguiamo lungo la meno evidente traccia sulla sinistra che sale inizialmente lungo una cengia; intanto dopo un effimero iniziale miglioramento le nebbie riprendevano a stazionare sui versanti a partire da circa 1800 m.

 A differenza della precedente visita questa volta seguiamo integralmente il sentiero riportato sulla mappa catastale, la "Strada Vicinale Mezzanaccio - Cima" che come (quasi) sempre, risulta molto precisa (in verità a quel tempo la mappa catastale non l'avevamo ancora "scoperta"...); traversiamo il Rio Brughera (che raggiungeremo poi più in alto presso la sorgente dell'Alpe Cima) proseguiamo nella bella faggeta dai colori autunnali (qualche segno di vernice rossa), lungo il percorso si trova anche un piccolo rudere e raggiungiamo la sorgente dell'Alpe Costa delle Vacche che andiamo a rivedere con una breve deviazione sulla sinistra (bel punto panoramico).

in basso l'Alpe sull'Asino...
in basso l'Alpe sull'Asino...

 Ripresa la salita nel bosco dove si trovano alcuni segnavia gialli, in seguito traversiamo sulla sinistra tra l'erba alta raggiungendo un piccolo pianoro sottostante la panoramica Alpe Sull'Asino (Sl'Asu) 1745 m. quasi al limitare delle nebbie; durante la precedente visita eravamo saliti diritti attirati da un grosso ometto che si vedeva in alto, invece il sentiero traversava poggiando sulla sinistra, dopo un tratto iniziale incerto si trova una buona traccia quasi sempre evidente che, con bel percorso risale a un primo colletto e poi a un secondo presso l'Alpe Cima 1990 m. qui nebbia fitta...

 Un'altra possibile salita al Ventularo menzionata dal Ravelli partiva proprio dall'Alpe Cima, ma dalle immagini aeree risultava poco attraente inizialmente per i salti di roccia e la vegetazione, e comunque in questo caso la visibilità era minima e non valeva la pena... proseguiamo allora lungo il percorso conosciuto che sale alla sorgente del Rio Brughera e poi, usciti dagli scomodi ontanelli, saliamo il ripido pendio erboso per raggiungere il colletto a 2100 m. (da dove, due anni prima, avevamo poi traversato in Val Sassolenda lungo un interessante e dimenticato percorso).

 Una breve pausa nella nebbia che però a tratti sembrava sul punto di iniziare a diradarsi, e poi iniziamo la salita della cresta est, dopo un primo tratto ripido ma agevole per i molti appigli presenti (qualche rametto e i ciuffi d'erba...) ecco che finalmente la nebbia inizia a scomparire, le prime avvisaglie di una giornata direi spettacolare, in Valsesia... "uscire" al di sopra delle nuvole è sempre spettacolare e suggestivo...

il tratto finale della cresta per il Ventularo...
il tratto finale della cresta per il Ventularo...

 La salita non è mai troppo impegnativa, e col terreno asciutto non ci sono problemi; dopo un tratto con alcune belle lame di roccia affilate raggiungiamo il versante della cresta sud-est, dopo un primo tratto ripido usciamo in vista della cresta che raggiunge la cima, accompagnata dalla luna che ci terrà compagnia per qualche tempo; ancora un relativamente lungo pendio con roccette e rododendri e si sbuca sulla cresta a circa 2235 m. dove troviamo anche una sorta di grosso "ometto" molto somigliante a quelli presenti nella zona dell'Alpe Groppo in Valle Antigorio ( : Link).

 Continuiamo lungo la facile cresta sul fianco della quale sono visibili tracce di sentiero degli animali (tracce che sono anche ben visibili a esempio sulle immagini di GoogleMaps...); intanto notiamo in basso verso sud, un bel colletto erboso con una strana roccia... in alcune occasioni un binocolo potrebbe essere utile, in mancanza va bene anche una macchina fotografica con lo zoom, ed ecco che "scopriamo" un baitello "inedito" con ancora il tetto... questo naturalmente modifica i progetti per il ritorno dato che una visita a quell'alpetto è inevitabile...

panorama dal Ventularo...
panorama dal Ventularo...

 Dopo un tratto di cresta con saliscendi un ultimo strappo con qualche tratto ripido permette di raggiungere la cresta sommitale della Punta Ventularo 2494 m. che consiste di tre gobbe più o meno alla stessa quota, su quella posta più a ovest (dove arriva la cresta nord) si trova un ometto, potrebbe anche essere questa la "vera" sommità.

immagini ↑→  

 

 Un notevole panorama si poteva ammirare da questa poco frequentata cima (panorama reso naturalmente ancora più suggestivo dalle nuvole più basse che stavano iniziando un poco a diradarsi), da segnalare in particolare la vista del Corno Bianco, che da questa prospettiva mostra il suo profilo migliore (che ricorda un poco il Cervino...), ma bella la sottostante Val Sassolenda con il suo Lago di Scarpia, poi la cresta della Sivella la cui vista ci ha accompagnati in salita, verso ovest la vicina cresta del Becco di Cossarello, e poco distante la rocciosa e affilata cresta che scende alla Bocchetta di Canal Rossone, cresta che avevamo provato a percorrere in una giornata nebbiosa e bagnata, ma appunto a causa della nebbia, non ci eravamo accorti di quanto fosse impegnativa...

la cresta ovest del Ventularo, sullo sfondo la cresta del Becco di Cossarello...
la cresta ovest del Ventularo, sullo sfondo la cresta del Becco di Cossarello...

 Verso sud scende il pendio inizialmente piuttosto erboso verso il sottostante Fosso Dirupato (altra opzione per la discesa il cui interesse era derivato in verità principalmente proprio dal suggestivo ed evocativo toponimo " Fosso Dirupato"...), che però una volta giunti alla base del versante, ci siamo resi conto che non sarebbe stata una discesa facile...), torniamo quindi lungo il percorso di salita alla quota 2235 m. da dove iniziamo la discesa della costa verso il colletto col baitello, il versante è ripido ma non ci sono particolari problemi, e giungiamo così a 2150 m. dove ammiriamo questa piccola costruzione a una falda con il tetto che presenta i primi segni dell'inevitabile crollo; da segnalare che la mappa catastale riporta il toponimo Orpiano proprio (e non dove si trova il grosso alpeggio che poi raggiungeremo), in verità il toponimo "Orlo piano" è proprio adatto a un ambiente come questo, e non al pendio dell'alpeggio più a valle...

il baitello a 2150 m.
il baitello a 2150 m.

 A questo punto c'era un poco di incertezza riguardo il proseguo della discesa, non si sapeva come fosse il terreno a valle degli invitanti pendii erbosi a est del colletto, e nemmeno se il canale a ovest presentasse o meno qualche salto, comunque alla fine considerando che il canale da quel che si vedeva era percorribile fino alla cresta valeva la pena provare, scendiamo così al solco del canale che in effetti è risultato percorribile senza particolari problemi fino allo sbocco in una larga giavina a circa 1950 m. (qui dovrebbe iniziare il "vero" Fosso Dirupato che, più in basso, tiene fede al suo nome).

 Da questo punto la mappa catastale riporta un sentiero che traversa e scende all'alpe, sentiero che però in pratica non è quasi più visibile a causa della vegetazione che rende un po' scomodo il proseguo, cercando il percorso migliore traversiamo e scendiamo il versante dove, ormai non lontano dall'alpeggio ritroviamo una traccia che conduce alle numerose rovine dell'Alpe Orpiano 1837 m.

discesa nel canale...
discesa nel canale...
 Intanto, guardando a monte si vede che la possibile discesa a est del colletto col baitello si presenta impegnativa e incerta, una possibilità sembra essere quella di scendere per un tratto e poi traversare verso il canale, come riferimento si nota un albero isolato, naturalmente è una possibilità tutta da verificare...

 Notiamo subito un enorme masso dove era stato costruito un ricovero, ma veramente tanti ruderi sono presenti e questo unito alla presenza di una Cappella e di un paio di incisioni fanno capire che si trattava di un alpeggio "importante" (probabilmente erano presenti altre incisioni, ma il crollo delle baite rende quasi impossibile trovarle); altre incisioni si trovano sulla grande lastra di pietra accanto alla bella Cappella restaurata nel 2006.

 Scendiamo il pendio erboso (si nota che la zona è piuttosto umida, e anche che qui portano ancora le mucche...) dove si trovano alcuni accumuli di sassi e guardando verso est si vede la dorsale dove si trova l'Alpe sull'Asino visitata in salita, poi in basso prima del bosco (in questa occasione si notava la classica vasca da bagno riutilizzata...) la solita catastale riporta un sentiero che prima traversa verso ovest e poi scende la successiva costa (sentiero presente anche sulla IGM), scendendo nel bosco si ritrova una buona traccia che scende a tornanti.

autunno in Val Gronda...
autunno in Val Gronda...

 Arriviamo velocemente all'Alpe Stüa e poi all'Alpe Gurei da dove, ammirando i magnifici colori autunnali evidenziati dalla luce del sole ritorniamo al parcheggio e poi a Rassa.

 Per questo giro, circa 8 ore.

 Ottobre 2022 - Difficoltà EE/F
immagini ↑→  




la Cappella di Orpiano...

la Cappella di Orpiano...

sopra le nuvole...
sopra le nuvole...
in Valgrande...  ← in Valgrande

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