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Visita a Fàrmign

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  a Fàrmign - Valle Antrona.



   Difficoltà EE/F

 Ossola > Valle Antrona > Antronapiana > strada per il Lago di Antrona.
 

 

 Dalla cresta che porta alla cima de Il Segnale percorsa qualche settimana prima (vedi questa pagina), guardando in basso verso il lontano Lago di Antrona, attirava l'attenzione una baita solitaria posta su un dosso in parte erboso, i cui fianchi precipitavano dirupati verso la zona sottostante (foto 1 in basso a destra), si tratta di Fàrmign (Farmi sulla Rabbini); successivamente, al ritorno dalla visita al Lago Ciapivul (link), una gentile signora del luogo, tra le altre cose ci ha detto che Fàrmign era uno degli alpeggi più belli e che ora era diventato difficile arrivarci, a questo punto naturalmente bisognava andarci...

 In zona sono presenti altri alpeggi interessanti e dimenticati, che si possono raggiungere lungo percorsi impegnativi, dove i sentieri di un tempo sono ormai praticamente scomparsi, vedi la pagina di : Maiotta e Turiggia.

 L'accesso principale seguiva il versante sinistro idrografico del canale del Riale del Sajont (quello che, in basso, precipita nel Lago di Antrona con la famosa cascata dove passa il frequentato sentiero che fa il giro del lago, vedi questa pagina); il versante è in buona parte roccioso e certamente un tempo erano presenti dei manufatti (muretti, scalini...) che permettevano il passaggio degli alpigiani che portavano a spalla l'erba o il fieno, con un minimo di sicurezza, ora di questi manufatti è rimasto ben poco e anche per questo la salita (e la discesa...), si presenta impegnativa.

 Anche l'orientamento non è semplice, almeno fino al passaggio chiave che permette di accedere al pendio finale, in questa occasione naturalmente c'è stata qualche "divagazione" alla ricerca del percorso migliore che però, alla fine, è praticamente obbligato.

 Su un terreno del genere, relativamente "complicato", dovendolo seguire anche in discesa, è utile farsi dei riferimenti in modo da non avere indecisioni o problemi al ritorno (ad esempio il rampin della foto 52), oppure qualche albero o roccia particolare...

 Un percorso interessante e di soddisfazione, forse più impegnativo del previsto, che a tratti ricordava le salite verso i Corni di Nibbio ai confini della Valgrande, percorsi in bilico tra la natura selvaggia e la "civiltà", anche qui dal basso salivano i suoni e i rumori (o volte sarebbe meglio dire gli schiamazzi) dei visitatori al sottostante lago...).

 

 Con Andrea saliamo lungo la strada che porta al Lago di Antrona fino al punto in cui inizia il sentiero/mulattiera (C34) che, traversando sopra Ronco, prosegue alto sul lago verso Campliccioli (qualche possibilità di parcheggio a lato della strada).

 Si raggiunge il canale del Riale del Sajont (luogo sempre piacevole), poco prima si vede una apertura nel fitto noccioleto (foto 6), e si trovano anche dei tagli che però scompaiono poco più avanti... e il procedere è piuttosto scomodo e faticoso (il noccioleto è anche peggio degli ontanelli, che normalmente hanno la nomea di percorsi scomodi, il nocciolo però non è così flessibile...); cercando di stare bassi sotto i rami, dove gli animali passano più agevolmente, si cerca di salire aggirando qualche tratto roccioso e puntando sempre al fianco del canale (trovando inizialmente questo "muro" di noccioli, occorre una buona determinazione per proseguire, perchè è facile scoraggiarsi...).

 Usciti dal boschetto di noccioli, il terreno diventa più vario e agevole, ma poi diventa anche più impegnativo; saliti a un primo colletto vicino al canale, si vede (foto 11), che da lì non si può passare, e allora bisogna proseguire la salita aggirando sulla destra la paretina di foto 13; nel tratto successivo si ritrova qualche taglio e anche un "cordino" di plastica (anche questo un buon riferimento).

 Il percorso è sempre molto ripido ed esposto ma si trova sempre il modo di proseguire salendo lungo i "punti deboli" del versante; dopo un paio di tentativi raggiungiamo la rampa erbosa di foto 19 che permette di arrivare alla base del tratto chiave che traversa alcune fasce rocciose oblique (zona notata guardando le foto scattate durante altri giri nelle vicinanze).

 Qui si trovano dei resti di gradini (foto 22), che fanno capire che qui ai tempi era certamente presente una "scaletta" che facilitava il percorso, ora si trova una sorta di "maniglia" di ferro (con un paio di spezzoni di cordino arrugginito), poco oltre si passa una piodata sulla quale sono state ricavate delle tacche poggiapiedi, e dove si trova un "cappio" fatto con una cordina arrugginita ma al momento ancora solida, al quale ci si può aggrappare.

 Superato questo tratto, non rimane che salire il pendio a tratti molto ripido, ma senza particolari difficoltà (in questa occasione la zona era molto "bagnata" causa la pioggia caduta la notte precedente); sul versante opposto la montagna si alza dirupata e in gran parte rocciosa, verso nord-ovest sale il canale del Riale del Sajont, spostandosi sulla destra si può trovare qualche apertura panoramica su alcuni piccoli "balconi" a picco sul versante del Lago di Antrona.

 Senza salire sulla sommità del dosso, alla fine si può traversare sulla destra e poi scendere al prato dove si trova la solitaria baita di Fàrmign ca. 1660 m. bella vista in particolare verso la dirimpettaia e tranquilla zona della Forcola (link).

 Discesa (sempre con la necessaria attenzione e concentrazione), lungo il percorso di salita fino alla agognata e meritata sosta rinfrescante (in verità non troppo, l'acqua era tiepida...), al Riale del Sajont...

 (Da informazioni raccolte a Ronco, sembra che ai tempi salivano a Fàrmign anche dal versante opposto, per il canale del Riale dal Prèi dove si trovano la Balma dell'Oro Bello e la Grotta delle Mani, vedi : questa pagina).

 Tempo per questo giro, circa 6 ore e mezza - Luglio 2019

 
 
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