in Montagna...
Torna alla Home Page

Alpeggi di Anzola e la Cima Vineggio...

 
  - Alpeggi di Anzola :

 Piazza Grande, Alpe Giavina, Alpe Früe, Canvascia, (Cima Vineggio 1773 m.), Alpi Vineggio superiore e inferiore, Alpe Daramor...


 

 Una lunga (e a tratti impegnativa) escursione sui versanti della montagna di Anzola d'Ossola per visitare alcuni alpeggi, tra i quali, apparentemente dimenticati o raramente visitati, l'Alpe Giavina (Giavinàs sulla vecchia carta IGM, poi sulle successive mappe questo alpeggio è scomparso...), l'Alpe Canvascia a 1351 m. posta in bell'ambiente tra rocce e faggi (alpeggio del quale sarebbe naturalmente interessante riuscire a recuperarne il toponimo, se qualcuno dei non molti lettori di queste pagine avesse informazioni in merito...), e l'Alpe Vineggio di sotto (Venes sotto sulla mappa Rabbini) situato in una zona imboscata ma anche interessante.
vista dalla Cima Vineggio...
vista dalla Cima Vineggio...
 Con Andrea partiamo da Anzola 210 m. salendo lungo l'usuale percorso che passa dal Santuario della Madonna del Carmine, raggiunta la stradina (nel tratto asfaltato di recente), la si lascia subito per seguire il ripido e interessante sentiero della "Stra' Dricia" dove sono stati installati vari cartelli col nome dialettale dei luoghi che si raggiungono lungo il percorso (e il voler ricordare e mantenere i toponimi locali è sempre molto apprezzabile, grazie a chi ha pensato e realizzato la cosa...).

 Raggiungiamo il gruppo di baite di Piazza Grande (o Pianezza Grande, quello con la casa che si intravede sulla sinistra dal colore verde chiaro molto "appariscente" di foto 13), e seguiamo il sentiero che traversa sulla destra passando accanto al grande faggio; l'intenzione era di trovare in seguito il sentiero riportato sulla IGM e la CNS che passava dall'Alpe Giavina, ma dopo qualche divagazione infruttuosa scendiamo con percorso libero fino a raggiungere il sentiero "basso" che da Cantirè conduce a Daramor (e che seguiremo integralmente al ritorno).

 Da segnalare che i sentieri riportati sulla IGM e di conseguenza anche sulla CNS in questa zona iniziale non corrispondono esattamente a quelli trovati "sul campo".

 Proseguiamo lungo il sentiero per Daramor fino a un punto in cui il versante sulla sinistra appare un poco meno ripido, e saliamo con percorso libero portandoci in seguito sulla sinistra su questa poco accennata dorsale, più in alto ritroviamo la traccia del vecchio sentiero che con alcuni tornanti conduce ai ruderi allineati dell'Alpe Giavine (Giavinàs) circa 1020 m. i ruderi presentano l'usuale aspetto degli alpeggi abbandonati da lungo tempo... (qui si può vedere la posizione di Giavina su GoogleMaps con le relative coordinate, e (selezionando la vista da satellite), si nota anche la poco accennata dorsalina sulla quale si trova l'alpetto : Link).
l'Alpe Canvascia...
l'Alpe Canvascia...
 Da Giavina continuiamo la risalita della dorsale trovando a tratti una vaga traccia fino a incrociare l'evidente sentiero (tagli, che dovrebbe arrivare dalla Tagliata), che conduce in breve all'Alpe Früe (I Fruu sulla Rabbini) 1214 m. un interessante e corposo alpeggio che era situato in posizione favorevole vista anche la vicinanza del torrente con la relativa disponibilità di acqua.

 Da Früe una traccia scende al vicino torrente (quota 1189 m. IGM) questa zona del Rivo dei Fruu è molto piacevole, un ambiente aperto e tranquillo presso la congiunzione di due canalini; saliamo sulla sinistra idr. del canalino posto a ovest e si raggiunge il tipico e sempre molto gradevole ambiente con rocce e faggi dove, con percorso intuitivo e trovando tracce del vecchio sentiero, si arriva all'Alpe Canvascia 1351 m. composta da almeno quattro costruzioni di cui due piuttosto "corpose", la posizione era anche abbastanza panoramica verso il fondovalle Ossolano (panorama ora nascosto in buona parte dagli alberi). (Grazie ad Attilio Bovolenta per aver "recuperato" il toponimo).

 Saliamo a monte dell'Alpe Canvascia cercando di seguire il percorso riportato sulla IGM (un sentiero non è più presente), che porta a un intaglio sulla bella crestina rocciosa soprastante, e ci si affaccia su una dirupata valletta racchiusa tra le due crestine che salgono (congiungendosi) verso la Cima Vineggio che poi raggiungeremo anche noi; la valletta appare piuttosto ostica e scende verso la "scenografica" zona in cui il sentiero per Daramor traversa il torrente.
in salita verso la Cima Vineggio...
in salita verso la Cima Vineggio...
 Sempre sulla IGM si vede un sentiero che sale sul fianco est di questo versante ma anche in questo caso non abbiamo trovato una vera e propria traccia (e più in basso dove dovrebbe esserci il sentiero, il terreno appariva troppo scosceso...), allora come quasi sempre accade il percorso migliore è quello seguito dagli animali che rimangono solitamente alti vicino alle rocce della cresta (cresta che appare interessante ma non percorribile per la presenza di numerosi spuntoni che si devono obbligatoriamente aggirare).

 Si sale in traversata su terreno piuttosto ripido in ambiente piacevole e interessante sbucando infine al termine della parte rocciosa della cresta, per un tratto si continua nel rado bosco tra i rododendri e si inizia a trovare la neve a tratti gelata, guardando il versante sotto la cresta del Massone l'ambiente è ancora "invernale", come al solito qui la neve rimane a lungo.

 Usciti dal bosco, il percorso in ambiente aperto conduce a una selletta che precede la successiva Cima Vineggio 1773 m. che raggiungiamo, un bel punto panoramico situato tra il fornale dei Drosoni e quello di Vineggio, di fronte la cresta Scaravini, Massone, Eyehorn.

immagini ↑→  




il versante di Vineggio...

il versante di Vineggio...

 Dalla Cima Vineggio scendiamo la dorsale raggiungendo il percorso del sentiero (comunque abbastanza visibile nonostante la neve) che scende sulla destra alla sottostante Alpe Vineggio superiore 1677 m. Venes sopra sulla Rabbini (dove ero già passato nell'ormai lontano 2008 per poi salire alla soprastante Cima Scaravini e al Massone : Link).

 Una pausa presso le baite di Vineggio superiore dove la neve rendeva più suggestivo l'ambiente circostante, e riprendiamo l'escursione scendendo con percorso libero il versante dove il sentiero riportato sulla CNS (da prendere come riferimento) non è più presente a causa della fitta bassa vegetazione presente su questi versanti nord, poggiando infine sulla sinistra si arriva al defilato Alpe Vineggio inferiore 1480 m. (Venes sotto) dove si nota che sono ancora presenti alcune travi tra i ruderi di questo alpetto, situato in un bell'ambiente racchiuso a monte dalla frastagliata cresta che dal Monte Crotta raggiunge la Scaravini.

 Continuiamo la discesa portandoci nel contempo più vicino al Rivo del Venes che scende sulla sinistra, e iniziamo a trovare alcuni tagli e a tratti anche una traccia che rende la discesa più "tranquilla" fino ad arrivare a un poggio dove troviamo dei tagli e una "scortecciatura" (foto 30) che sembrano indicare la discesa nel canalino sottostante, che però sarebbe superabile solo usando la corda... ma in questo caso non poteva essere il percorso per raggiungere un alpeggio, e dopo aver dato una occhiata al canale del vicino torrente (ambiente suggestivo, ma nemmeno lì si poteva scendere), risaliamo lungo il sentiero e finalmente dei tagli indirizzano sul percorso giusto che aggira sulla destra il grande salto di roccia che sostiene il poggio raggiunto in precedenza.

 In un ambiente sempre interessante scendiamo passando accanto al canale del Rivo Venes (foto 37, guardando il quale ci rendiamo conto che la possibilità che si era considerata, di provare a scendere lungo il canale, non sarebbe stata una buona idea...); in ambiente un poco più imboscato raggiungiamo la congiunzione dei canali (oltre la quale il torrente diventa il Rivo Deramore sulla Rabbini, mentre ancora più in basso il nome cambia definitivamente in Rio di Anzola), punto quotato 1147 m. e contrassegnato da una "x" sulla CNS...

sul sentiero...
sul sentiero...

 Arriviamo poi nella zona della grande frana (dove ero passato esattamente dieci anni prima...) e si nota che la vegetazione, betulle in particolare, sta riprendendo il sopravvento ma naturalmente i massi e i tronchi caduti rendono il percorso tuttora poco agevole; da segnalare su questo versante la presenza del poco comune Abete bianco...

 Passando da alcune balme (queste naturalmente presenti ben prima della frana), si arriva all'Alpe Daramor 998 m. (Alpe Deramore), anche qui le costruzioni sono tutte allineate ed erano stati ricavati anche alcuni ricoveri naturali grazie ai grossi massi presenti in loco.

 Terminato il tratto più "selvatico" del percorso proseguiamo lungo l'evidente sentiero che scende traversando nel contempo il versante lungo alcune cenge e passaggi interessanti in un ambiente a tratti molto interessante e spettacolare; si vede in alto la valletta (foto 62 e 64) sulla quale ci eravamo affacciati dalla crestina sulla sinistra durante la salita alla Cima Vineggio, in seguito dopo il tratto attrezzato con una cordina (foto 72 e 73) che richiede attenzione, si arriva al sempre suggestivo passaggio del canale che si supera tranquillamente nell'unico punto possibile a queste quote.

 Il sentiero prosegue la traversata in discesa raggiungendo il breve tratto che avevamo già percorso all'andata, poi si continua una zona con grossi arbul di castagno che precede l'arrivo a Cantirè (le baite inferiori di Piazza Grande) da dove torniamo a valle lungo il solito percorso che passa prima da I Casali in questa occasione piacevolmente illuminati dal sole al tramonto di questa lunga ma interessante giornata sulla montagna di Anzola.

 Per questo giro, circa 11 ore.

 Marzo 2022 - Difficoltà EE

immagini ↑→  




Abete bianco...

I Casali...
in Valgrande...  ← in Valgrande

Foto © www.in-montagna.it
(e-mail)