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Val Vogna : dall'Alpe Oro al Lago Plaida...

  Val Vogna : Cà di Janzo, Peccia, Alpe Buzzo, Torrente Vogna, Alpe Oro superiore, cresta nord-est della Punta Oro a circa 2700 m. Lago Plaida, Lago della Balma, Alpe Valdobbia, Larecchio, Peccia, Cà di Janzo.



 Valsesia : Varallo Sesia > Riva Valdobbia > Cà di Janzo.

 

 Ritorno in Val Vogna con l'obiettivo di raggiungere la cresta del Corno Rosso (o Punta Carestia), cima che solitamente è salita lungo il più agevole versante ovest, dalla Val d'Aosta, e anche in questo caso cerchiamo di seguire almeno in parte, uno degli "antichi" percorsi oggi ormai abbandonati descritti dal Ravelli sul suo libro, quello che sale dal Lago Plaida alla cresta che scende dalla Punta Oro e traversa verso l'evidente intaglio sulla cresta nord del Corno Rosso, un canalino che appunto permetteva di accedere alla cresta e traversare sul versante valdostano.

 Per questo giro decidiamo però di salire verso l'intaglio direttamente dal vallone dell'Alpe Oro, alpeggio ora abbandonato che si raggiungeva lungo un sentiero che superava il Torrente Vogna nei pressi dell'Alpe Buzzo superiore, un percorso più diretto rispetto a quello che passa dal Lago della Balma (che però è raggiunto da un sentiero segnalato), verso il Lago Plaida; in questa occasione nel tratto iniziale abbiamo perso tempo alla ricerca di un punto dove poter guadare il Torrente Vogna gonfio d'acqua a causa delle precedenti piogge, e anche nella prima parte del vecchio sentiero per l'Alpe Oro dove la traccia spesso scompariva tra la vegetazione, e per questo il procedere è stato anche piuttosto "stancante"...
La cresta del Corno Rosso dalla Val Vogna...

 Con Andrea partiamo da Cà di Janzo in Val Vogna e dopo Peccia, al bivio, continuiamo lungo il sentiero 205 per il Maccagno che lasciamo poco oltre l'Alpe Buzzo superiore (Alpe Busso), dove traversiamo verso il Torrente Vogna che però si presenta piuttosto gonfio d'acqua a causa delle piogge dei giorni precedenti, e allora risaliamo sul fianco del rio alla ricerca di un punto favorevole che troviamo alcune centinaia di metri più a monte dove il torrente si divide in due rami, giunti sull'opposto versante torniamo a valle raggiungendo la zona in cui si trovano le tracce del vecchio sentiero che traversa in salita raggiungendo la giavina sulla quale troviamo un tratto "costruito" del percorso (questo breve spezzone di sentiero sulla giavina è ben visibile sulle foto aeree).

 In seguito la rigogliosa vegetazione nasconde in gran parte la traccia, anche si trovano un paio di segni di vernice rossa ormai scoloriti, e saliamo (faticosamente...) seguendo tracce di passaggio di animali che però ci portano un po' troppo verso nord, e saliti a un bel pianoro di fronte al Vallone del Kin (in alto si vede la punta omonima), traversiamo sulla sinistra così da raggiungere nuovamente il percorso corretto che, su terreno più piacevole risale il versante, ignoriamo la più evidente traccia che traversa a Oro inferiore (poi vedremo la baita in basso tra gli alberi), e saliamo arrivando sui prati invasi dai lavazz (lavàssi in valsesiano), dell'Alpe Oro superiore 2090 m. (Alpe Sulleur di sopra su una vecchia mappa), sull'architrave in sasso della baita si vedono incise la data 1799 e una Croce. Fino a qui dalla partenza, circa 3 ore e mezza (naturalmente i tempi si accorciano potendo guadare il Torrente Vogna nel punto migliore), per questo tratto fino all'Alpe Oro superiore fare riferimento alla traccia presente su OSM.

Alpe Oro superiore...

 Dall'Alpe Oro superiore si sale senza problemi con percorso libero (inizialmente si trova comunque una vaga traccia), in ambiente piacevole con aperture panoramiche gradualmente sempre più ampie in questa giornata limpida, sul versante opposto della Val Vogna si ammira il versante che sale alla cresta della Punta del Tillio e la Punta del Cortese, visitata la settimana precedente (Link), guardando in direzione dell'ingresso della Val Vogna spiccano naturalmente le cime del Tagliaferro e della Carnera.

l'alta Val Vogna......

 Proseguendo la salita si cerca il percorso migliore per superare alcuni tratti dove la roccia è più presente e si raggiunge una giavina oltra la quale un tratto più ripido permette di accedere al pendio (ulteriore giavina) che sale verso la cresta, qui purtroppo per problemi di crampi devo rinunciare al proseguimento della salita, e salutato Andrea che prosegue verso l'intaglio (vedi su : facebook), mi dirigo in seguito sulla destra raggiungendo a circa 2700 m. la cresta che scende dalla bella e slanciata Punta Oro 2823 m. (Cima dell'Oro, sulla dalla Mappa Rabbini in quella posizione, mentre sulle odierne mappe la Punta Oro è collocata in basso a 2601 m. su questa cresta che scende in direzione nord-est). Fino a qui da Cà di Janzo, circa 5 ore incluse le divagazioni per il superamento del Torrente Vogna.

 Una pausa su questa panoramica cresta permette di ammirare un ampio ventaglio di cime e versanti, dal Monte Palancà, alla cresta Tillio-Cortese (dove si vede bene il pendio disceso la settimana precedente (foto 67 : Link), ma in quella direzione la montagna che più spicca è il Monte della Meia visitato nel 2020 (Link), verso nord naturalmente domina il vicino Corno Bianco (visitato un paio di volte, l'ultima visita nell'ormai lontano 2008, immagini su questa pagina), mentre in lontananza si notano la Testa Grigia e il Cervino con davanti la Gobba di Rollin.

la cresta del Corno Rosso...

 A ovest sale la bella e slanciata Punta Oro, mentre verso sud si vede il canalino di accesso alla cresta del Corno Rosso la cui sommità da qui non è visibile, nascosta dalla cima che si vede che è anche quella che, entrando in Val Vogna, appare come la più imponente, questa anticima quota 2887 m. è chiamata Punta del Solivaccio sulla Rabbini; il versante nord della cresta su cui mi trovo scende dirupato verso i sottostanti laghi (Plaida e della Balma, mentre più in basso sulla destra si vede anche il piccolo Lago del Kin), naturalmente per il ritorno scendo verso il Lago Plaida seguendo il percorso descritto dal Ravelli per raggiungere il famoso canalino, il primo tratto è spesso molto ripido e franoso e perciò richiede attenzione, più in basso si raggiunge la giavina di grossi massi che non è molto agevole da percorrere (a differenza di quelle, più piacevoli, salite sul versante opposto dall'Alpe Oro), un nevaio residuo permette per un tratto una discesa più comoda e infine si raggiunge il Lago Plaida 2480 m. dal quale, poggiando sulla destra (est), si scende al sottostante Lago della Balma 2316 m. (per questa zona, e per il percorso che segue, vedi anche le immagini relative alla precedente visita in questa zona nel 2019 : Link).

 Per chi volesse provare dal Lago Plaida a raggiungere la cresta della Punta Oro, con riferimento alla foto 79 : Link, bisogna salire verso la zona al centro della foto, dove la cresta che sale alla Punta Oro inizia a impennarsi (sulla sinistra e ben più in basso, è presente una invitante bocchetta facile da raggiungere che però non è utile perché il versante opposto non appare molto "agibile", vedi la foto 49 : Link, sulla destra...).

 Raggiunto il sentiero 201c che arriva dal Colle Valdobbia lo si segue in discesa con percorso piacevole passando dall'Alpe Valdobbia 2125 m. e dal rinomato (e molto frequentato) pianoro dell'Alpe Larecchio superiore 1895 m. più in basso il percorso si raccorda col sentiero 201 (piuttosto affollato in questa occasione...) che scende a Peccia.

il Corno Bianco...
immagini ↑→  



verso il Lago Plaida...

Vallone del Rissuolo...

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Foto © www.in-montagna.it (e-mail)

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