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dall'Alpe Busin all'Alpe Monte Moro...

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  Cheggio - Alpe della Preja - Alpe Busin - (Passo Busin) - quota 2460 m. sulla cresta sud del Pizzo Busin - Alpe Monte Moro - Alpe Piovale - Alpe Colonna - Alpe Andolla "Giavinella" - Alpe Andolla inferiore - Cheggio.

 Ossola > Valle Antrona > Antronapiana > Cheggio.

 

 

 Ancora una volta in Valle Antrona per visitare alcuni alpeggi posti sul versante sud della cresta che dal Passo della Preja prosegue verso il Passo di Andolla, in particolare l'Alpe Busin situata a valle dell'omonimo passo, e l'Alpe Monte Moro; i due alpeggi sono separati dalla cresta sud del Pizzo Busin, sulla quale abbiamo "trovato" un colletto panoramico a 2460 m. che permette (seguendo tracce di animali), il collegamento tra i due alpeggi.

 Nota : Sulla stessa cresta sud del Pizzo Busin, più in basso, era presente in passato il percorso della GTA (percorso che ora sale al Passo di Andolla), che traversava al Passo della Preja, questo sentiero da alcuni anni è ufficialmente "chiuso" a causa di alcune frane che hanno divelto le protezioni esistenti, che erano presenti sempre nel tratto a sud del Pizzo Busin...

 Il sentiero risulta ufficialmente non più percorribile anche nella zona tra l'Alpe Piovale all'Alpe Monte Moro, sentiero che abbiamo percorso in questa occasione per poter tornare poi a valle; anche se questo tratto non presenta particolari difficoltà o problemi, naturalmente chi avesse intenzione di andarci, è chiaro che lo farebbe a proprio rischio e pericolo...

 

 Con Andrea partiamo da Cheggio in una giornata con previsioni meteo non del tutto certe, ma che poi si è rivelata una delle più limpide trovate fino ad ora in Valle Antrona, e che ha permesso di ammirare (da una zona particolarmente panoramica), la bella Val Loranco.

 Saliamo seguendo il sentiero segnalato per il Passo della Preja raggiungendo l'Alpe omonima a 2083 m. poi dal dosso panoramico dove si trova il caratteristico rudere di foto 8, si lascia il sentiero segnalato per salire in direzione nord verso il canalino visibile nella foto 9, dopo un primo tratto sulla destra orografica dal canale, si passa sul versante opposto continuando la salita su roccette gradinate che conducono ai prati superiori dove si trova un piccolo rudere azzerato.

 In seguito, poggiando un poco sulla destra si trova una interessante balma, il cui piccolo ingresso porta in una "camera" relativamente grande e anche pulita (si nota che gli animali non entrano); salendo ancora si trovano i ruderi dell'Alpe Busin 2309 m. proseguendo si notano alcuni tratti del vecchio sentiero che sale al passo di confine con la Svizzera, in ogni caso non ci sono problemi per raggiungere il Passo del Busin 2486 m.

 Sulla cresta di confine si nota una recinzione realizzata per impedire lo "sconfinamento" delle capre in territorio italiano, questo ha riportato alla mente che la stessa cosa l'avevo già vista durante il giro alla non lontana Cima del Rosso salendo dalla Val Bognanco, vedi questa pagina (anche in questo caso valgono le considerazioni fatte in quell'occasione, sulla inutilità di questo lavoro, visto che la recinzione è stata schiacciata dal peso della neve, e sulla pericolosità per gli animali che possono inciampare o restare impigliati nella rete...).

 Il programma originale di questo giro prevedeva in verità di seguire la cresta verso il dirimpettaio Pizzo Busin, ma la presenza di una "spolverata" di neve fresca sulle piodate iniziali non la rendeva molto invitante (tra l'altro, la descrizione della salita sulla Guida dei Monti d'Italia menzionava un traverso iniziale sui prati del versante nord, prati che però non abbiamo visto...), inoltre durante la salita si era notato un invitante canalino erboso (con anche evidenti tracce di passaggio di animali), che saliva e sembrava poter scavalcare la cresta sud del Pizzo Busin, e naturalmente questa possibilità era per noi più interessante e perciò meritevole di un tentativo... (vedi foto 27, 29 e 30).

 Giunti alla base del canalino erboso, mettiamo i ramponi che si sono poi rivelati utili anche durante la discesa sul ripido versante opposto, il canalino è ripido ma si sale senza particolari difficoltà, dopo una prima selletta la pendenza diminuisce e si raggiunge un colletto a 2460 m. (la IGM riporta in questa zona la quota 2381 m.).

 Su questa selletta, complice anche la giornata splendida, si poteva ammirare un grandioso panorama su tutta la sottostante Val Loranco e le cime che le fanno da corona, dalla cresta di confine con il Pizzo Andolla, alle Cime di Pozzuoli; è probabile che questo sia proprio il punto in cui si può godere della miglior vista sulla Val Loranco (valeva la pena di salire fino a qui anche solo per questo...) :

 (Cliccando sulla foto sottostante si potrà vedere l'immagine originale di 11605 X 3587 pixel, 14,5 mb. in formato PDF)

 Guardando in basso verso ovest, si vedevano i ruderi dell'Alpe Monte Moro che bisognava raggiungere, il pendio di discesa appariva molto ripido ma apparentemente senza insuperabili salti di roccia (ma di questo naturalmente non vi era certezza...), scendiamo poggiando gradualmente verso destra e più in basso vediamo alcuni stambecchi che traversavano in discesa indicandoci così il percorso da seguire.

 Durante la discesa si passa su una dorsalina dove si notano chiaramente dei regolari tornanti di un vecchio sentiero, e questo conferma quello che si era supposto inizialmente vedendo il canalino che abbiamo risalito, e cioè che poteva esserci la possibilità che un tempo, lungo questo percorso, ci fosse un sentiero che collegava i due alpeggi, Busin e Monte Moro; tra l'altro questo percorso poteva anche essere preferibile rispetto a quello sottostante (attualmente non più agibile), che doveva superare dei tratti rocciosi...

 Superati un paio di canalini poco accentuati si arriva ai pascoli superiori e poi ai ruderi dell'Alpe Monte Moro 2205 m. una sosta presso i panoramici ruderi delle piccole baite dell'alpeggio, e proseguiamo la traversata seguendo il sentiero delle capre che traversa e sale alla crestina successiva, dove le capre (che da tempo avevamo visto e sentito...), apparentemente ci stavano aspettando, sempre molto curiose e, alcune, anche un poco "invadenti"...

 Scostate le capre che ostruivano questo bel tratto di sentiero, scendiamo sul versante opposto verso i tranquilli pianori degli alpeggi di Andolla, passiamo prima dai ruderi dell'Alpe Piovale 2138 m. dove troviamo un'altra interessante balma, il cui piccolo ingresso nasconde un grande locale relativamente umido e perciò adatta alla conservazione del latte (questo lo si intuisce anche dalla presenza di alcuni ripiani).

 Continuando si scende all'Alpe Colonna con due baite ancora in buono stato, col tetto integro, poi per proseguire si può seguire il sentiero segnalato che traversa verso il Rifugio Andolla, oppure, come fatto in questa occasione (una scorciatoia), scendere cercando le tracce del vecchio sentiero che passava prima dai ruderi dell'Alpe Andolla Giavinella (toponimo riportato sulla Rabbini, e giustificato dalle estese giavine presenti...), e poi più in basso si sbuca sul sentiero che scende dal rifugio; infine si torna a Cheggio per il solito sentiero percorso ormai diverse volte in questo anno 2019 dedicato in buona parte alla affascinante Valle Antrona...

 Tempo per questo giro, circa 8 ore incluse soste e divagazioni.

   Difficoltà EE - Ottobre 2019

 
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